giovedì 1 maggio 2014

Un amore non Amato abbastanza


Ti ho vista, sai
mentre guardavi affranta
la tua vita che in direzione inversa
correva divergendo il sole dal sorriso

e cercavi di scollarti dalla pelle
fili spinati a uncino
caparbi come punti di domanda
senza risposte
                                                                                                                                  
Eden profanato
da sentimenti troppo deboli
per affrontare gli impetuosi venti
che le scene interpretano sulla terra

e annegare
ti ho vista in mari
confusi e neri
di possibilità mai accadute

Occhi bendati
su ciò che realmente è stato
ma nel profondo
già da allora conoscevi

La verità alberga sempre
nelle cose semplici
e non nei labirinti contorti
dove conduce il non voler vedere

Ti ho vista, sai
mentre con le unghie spezzate
cercavi di ingannare
te stessa e il tempo

e ti aggrappavi al tuo dolore
unico lembo rimasto
che ancora ti legava
ad un Amore non Amato abbastanza
per continuare a vivere sulla terra

tiziana mignosa
due dicembre duemiladodici 


  

Ti vedo


Sul perimetro del vaso
ho consumato sandali e stivali
calde furono le gocce
mentre solo ad occhi chiusi
l’erba sconfinata passeggiavo

Ma come quando a fuoco
lo sfondo intorno a me
in primo piano metto
lo scenario
d’improvviso cambia

Ti vedo   
eppure stavi già lì
e le catene scardino
su chi ha impersonato a lungo
il ruolo principale dell’attore

E il sorriso mi si spalma a festa
sulle astuzie messe in atto dalla vita
che il tratto ha portato a penna
su ciò che prima era solo idea
e non divina-azione


tiziana mignosa
marzo duemilatredici


Quella sera


C’era profumo di bacio
nell’aria quella sera
salsedine e desiderio
m’ invadevano
abitando sentieri dimentichi
non battuti da tempo

La luna era nuova
e timida replicava
i nostri sorrisi imbarazzati
che mi inducevano a non badare
all’arrivo dell’inverno
che la sua noia in me
non sbadigliava

E c’era il vento
che con le sue mani fredde
ci arruffava i capelli
e come fossi diva
la mia gonna
al ballo della leggerezza
conduceva

E censurava i flussi
di caldi desideri
che esplodevano
per poi andarsi a nascondere
dietro il fragore vigoroso delle onde
che intorno ci contava i fremiti

Non era freddo
quello che sentivo
eppure tremavo
sotto le sue mani
che afferrato il guizzo del coraggio
ne facevano dolce preludio
mentre sulla schiena
di delizia
le stelle disegnavano la pelle

tiziana mignosa cinque ottobre duemilatredici

Velluto rosso


Intrighi misteriosi tessono
invisibili filamenti
luce e desiderio
tra l’azzurrità del tetto che mi guarda
e quella che dentro me avanza

Onde di velluto rosso e sibili invisibili
sferzate di piacere o soffi delicati
il patto d’alleanza mi conducono a stilare
con la forza che m’incanta
ma non riesco ad afferrare

Amante forte e delicato
che Amore soffi al cuore
e coi miei sogni giochi
mentre raccogli odori, risa e voci assai lontane
e come un turbinio di fiori profumati me li doni

tiziana mignosa
ottobre duemiladodici


Le due porte


Violato
è stato il raggio
da chi sommerso da tanto Amore ha scelto
di sforbiciare di paura il getto

Ma anche la notte più buia
precede sempre l’alba
morte
che se vuoi ti diventerà amica

Due sono le porte sul dolore
una va in cantina
e l’altra s’apre al cielo
dove il lampo si fa presto sole


tiziana mignosa
luglio duemiladodici

L'Amore e il sole


Anche se prima
del sapore zuccherino
sembra che evapori nel blocco dell’attesa
l’Amore come tutto il resto è gioco sulla giostra
e quando s’allontana
dopo torna

Elastico invisibile
si tende
insieme al desiderio
e a volte manca fino a togliere il respiro
ma sempre dopo torna
come sa fare il sole

tiziana mignosa


sabato 26 aprile 2014

Ultimo pensiero oltre la siepe delle more


Tra il camino e la bufera
la porta era l’unico ponte
che la bandiera della speranza
oltre il timore dell’ignoto
alzava

La chiamavano certezza
ma era gabbia
e l’usignolo non sentivo
seducente e ostile
appariva invece il mondo fuori

Fiori dalle radici di carta
passi incerti
lungo il tempo hanno forgiato
estati e inverni consumati
tra il focolare e l’uscio

Il suo sorriso
era invece estate
-dal cuore di neve-
menzognera scatola di lustrini
che si spalancava su nudi abissi

Suadente
aveva lo sguardo
e favorevoli venti soffiava
sulla porta di cemento
resa tessuto

Allontanando l’ieri
fiori sulla pelle
la gioia tratteggiava l’oggi
ma dieci passi oltre la soglia
giovane la scena m’ha cambiato

Ultimo pensiero oltre la siepe delle more

tiziana mignosa
marzo duemilaquattordici