sabato 8 marzo 2014

Tu che abbandonando il cielo mi diventi pietra



Fili d’erba novella
tra le dita dei piedi nudi cerco
tenero indugio sull’ingenuità
dei passi miei sognanti
che energia disperdono
sull’aridità di mattonelle note

D’aria dimentichi
e d’azzurro
tracce di solchi assetate
che respiri e giardini sconfinati bramano
voli e dolce appartenenza
immaginata

Ma il pensiero
sbagliando
troppo a lungo mi sofferma
sul tempo della gioia tradita
quando mirando a nord
la scaletta tenevo d’occhio
del desiderio che versando a est
prendeva la sua triste forma
   e tu perdevi quota
e io sostanza

E cosi
cogliendo attimi distratti
e troppo poco nostri
bruscamente sterzo
e ti ritrovo al suolo
mentre torno sui miei passi


Tu che abbandonando il cielo mi diventi pietra


e ti stupisci pure
come se io fossi matta



tiziana mignosa   marzo duemilatredici





Occhi dentro agli occhi


Come respiro nell’oceano
nell’attimo che l’impronta segue
ad occhi chiusi dentro me trattengo
la morbida gentilezza
che il mio sguardo ha invaso

Passi che nella corsa
per un secondo il freno stringono
-e indietro torno-
per galleggiare nella luce
di quel sorriso ignaro
dedicato alla tua immagine riflessa

-isole verdi in mari d’agosto-
i tuoi occhi
lampi di giada screziati
baciati da nuvole
di ocra vermiglio infuocato

A catturare il mio sentire
è il guizzo di un istante
-occhi dentro agli occhi-
che solo col desiderio
da lontano s’accarezzano

Generoso varco
su una stanza sconosciuta
attimi di dolce intimità
rubati ai no del fare
lungo le catene della ragione
nel buio di questa notte
che non ci appartiene 

tiziana mignosa    marzo duemilatredici


domenica 2 marzo 2014

La gioia è solo degli audaci


La notte
ha il respiro della seduzione
quando la città svuota
e di luci e desideri accende
la leggerezza
di quell’odore che m’aleggia a tratti
e incanta.

E’ questo
il buio che mi da alla testa
la parte audace del giorno
che mi veste a pelle
quando l’ora si fa sera.

La stessa
che inutilmente inseguo
nel momento in cui stanco
il giorno
abbandona lacrime e doveri
e s’agghinda di miele e sfavillii a festa.

E mentre per dar vita
ai loro sogni belli
gli uomini più pigri scelgono
la via facile del sogno
gli altri
si fanno avanti
e raccolgono i fiori più preziosi.

La gioia
infatti
è solo degli audaci
che con le unghie forti
alla negazione del destino infame
strappano ciò che vogliono
per vivere sempre
a bocca
e mani spalancate.

E’ la lavagna della Libertà
la notte
che mentre accattivante slaccia
la camicia al cuore
i suoi voleri
incide e urla
sui passi e sulla polvere
lungo lo stretto viale
sulla terra.

tiziana mignosa
giugno duemilaundici

Note: 


In quella sosta zuccherina



Quando gli occhi
in altri occhi bloccano il respiro
diventano come finestre
smaniose di spalancarsi sul sorriso

Si abbattono così
in quella sosta zuccherina
mattoni su mattoni di riservatezza
uniti uno all’altro dall’attesa

E’ dono tacito
su fiumi d’anima
che allegramente scorrono nutrendo
in una e poi nell’altra direzione

e il tutto abbraccia in quel silenzio pieno
che dura poco più di un attimo
ma che racchiude in sé
i brividi del mondo intero

tiziana mignosa
luglio duemilaundici


Otto viola


Come caramelle
la vita a volte dona
attimi d’inatteso miele
che il giorno fanno a sole

Raffinato canto
che dal poeta viene catturato
ritratti di attimi rubati
allo scorrere monotono del giorno

Piccoli prodigi
fluidi e impalpabili
che partorendo incanto
forgiano sorrisi

tiziana mignosa
otto settembre duemiladodici



L'inchiostro e la busta



Quando non ascolti la voce della voglia
è un po’ come chi l’inchiostro prende
ma prima di donarlo alla profondità del mare
nella busta dell’ingenuità e carta lo nasconde

E’ nero il drappo sulla verità e sull’occhio
chimera che tutto sia al suo posto
ma intanto il rosso
di sé contamina il mondo che lo abbraccia

Tremolio di mani e desiderio
pressione capace d’offuscare
come la fame coi suoi morsi
quando il passo si trascina sul dovere

tiziana mignosa
giugno duemiladodici


In bici verso il mare



Si bacia con la mia essenza
l’estate quando
di passi roteanti scivola
tra campi di covoni ambrati verso il mare

Tra ombre e luci d’Eucaliptus
a tratti la cicala intona
l’ode che l’occhio induce
a fessura di piacere contro il sole

E scorro
tra bordi a erba oscillanti al vento
e gialli campi dove il soffio
di gioia mattutina mi fa sua

tiziana mignosa
luglio duemiladodici

Note: in estate, la mattina presto quando ancora il sole è mite, in bici verso il mare attraversando campi di natura sonnecchiante