sabato 8 febbraio 2014

Il tuo respiro bevo



Mentre partecipo
alla noia a stampo della vita
scavalco l’alto cancello
e divento campo
di variopinti frutti e vento

Sensualità sottile
che attraversa la mia essenza
inebriante
come il profumo
che invade il cerchio in cui mi muovo

E mi rapisce i sensi
ogni volta che ti sfioro
e a seta rende la mia pelle
che l’odore ha
dell’Amore a primavera

E i fiumi
si fanno presto mari
e i mari oceani
nel tempo in cui
sussurrate lungo il collo
bisbigli di parole
mi rapiscono le orecchie

Melodie
che ricamano la mente
di brividi a germogli
ed emozioni antiche

Ad occhi chiusi
trattengo dentro me
il gusto del momento
e
goccia a goccia
il tuo respiro
bevo


tiziana mignosa
marzo duemilaundici

Nell'invisibilità dell'aria


A volte ti ritrovo
in quello spazio indefinito
che lo sguardo mio separa
da ciò che di fronte a me
al mondo la sua forma mostra

ed è in quel dolce scivolar di cuore
nell’invisibilità dell’aria
che il palmo della mano mia
il tuo bel viso incontra

Lungo i giorni che di tutto fanno scorta
tranne di ciò che con la pelle anelo
con gl’occhi della mente
d’attimi di gioia certe volte
scampati al passo sbadigliante
mi riapproprio

Ed è nel giardino del silenzio
che io torno
quando il sole
allacciandosi al guizzo inconfessato della sete
giocava a nascondino tra le foglie
e a tratti i raggi suoi
puntando sul sorriso dei tuoi occhi
il paradiso intero mi donava


tiziana mignosa
luglio duemilatredici


Note: per chi desidera ascoltarla:

Il tormento della spugna


Quando sei spugna
e l’arsura è tribolazione
sogni acqua fresca
dove lasciarti andare

ma dimentichi che all’alba
non ti si potrà strizzare
perché sarai immersa
interamente in mare

Il tempo passa
e tutto si rovescia
e ciò che oggi ti è dolore
domani sarà fiore

tiziana mignosa
gennaio duemilaundici

Il punto x


Nella vita arriva sempre
il temuto punto x
il momento dell’impasse in cui la gioia
tra gli artigli del dovere
si diverte a nascondino

Sassi aguzzi
che diventano montagne da scalare
piedi nudi sulla rupe
mano nella mano col dolore
attraversando il buio che non molla

Senza respiro
arriva il dì della domanda senza riscontro
e il desiderio intanto avanza
avvicinandoti così ciò che vorresti sperimentare
ma il karma fa il suo dovere e lesto  l’allontana

tiziana mignosa
febbraio duemilaundici

Il campo di papaveri



Quando il giorno s’infuoca nell’azzurro
e il sole a picco spiomba
sull’asfalto che al dovere volge
svogliato il passo appare
e d’onde sfuma all’orizzonte

Prigionieri d’illusioni
accaldati e assorti visi
sfilano uniformi
mondi solitari dentro al mondo
tra compiti difficili da svolgere

E d’improvviso è dono
quel vento impertinente
amico che mi desta col suo soffio
che lesto di menta mi delizia
nel campo di papaveri nascosto

Labbra rosso fuoco
che al cielo sottilmente offrono
l’angolo più ardito del sorriso
e per godere maggiormente di quell’attimo
a liquida fessura fanno l’occhio

Segreto raffinato
che all’ombra della gonna compie il fato
amplesso col piacere
che tutto il resto lascia scomparire
nel caldo mondo che mi scorre al lato

tiziana mignosa
giugno duemiladodici

domenica 2 febbraio 2014

L e g g e r a

foto di Daniela Ghibli Taliana 



E mi ritrovo qui
-dopo averti guardato
fin quando ho osato farlo-
in questa quiete ovattata
colma solo di me stessa

dove la frenesia dell’oggi
e neanche i ricordi
-o il tuo silenzio-
riescono ad arrivare

Dove il graffio di ieri
e il timore del domani
s’assopiscono
e poi    dissolvono

Ed è subito magia
e i sassi
si fanno polvere
dove sbocciano sorrisi

L e g g e r a
mi lascio andare
concedendomi di fluttuare
in quest’ampiezza  che m’avvolge
e senza giudizio Ama     e mi guarisce

Scivolo
e poi risalgo
-accetto il ballo-
lungo pareti d’acquosità azzurre

Mi giro
e mi rigiro
e il cielo diventa terra
e la terra cielo
-ed io rinasco-

Sciogliendo i lacci
non gioco più al fare
-scelgo d’essere-
ed è così che i varchi
sul nuovo giorno s’aprono

Dolce    mi carezza
questo lambire che bonifica
e vastità infinite
mi si schiudono davanti

Ed è canto
-e poi un altro-
l e g g e r a
tra un sogno già finito
e un altro

tiziana mignosa
febbraio duemilaquattordici

Note: dopo ogni distacco c’è un momento “fuori dal tempo” in cui si rimane solo in compagnia di se stessi, uno spazio interiore dove si elabora ogni virgola vissuta.
Uno luogo ovattato dove ci ricarichiamo,  buttando via le scorie e tenendo per noi solo i sorrisi, prima di abbracciare  il nuovo che c’attende.

**Quando qualcosa va via è solo perché siamo pronti per qualcos’altro**

sabato 1 febbraio 2014

Goccia o sole


Come il veleno
che l’acqua rende ostile
ma non si vede
così è la vita col dolore
quando incontro dopo incontro
tutte le sue facce sfoggia
e quasi non l’averti più
ma non perché è andato via
come avresti lungamente ambito

Il mutamento
che è gioco fisso della giostra infatti
delusione sopra delusione
ti modella a palato fuori uso
dopo che l’impeto focoso hai assecondato
di soddisfare la voglia smisurata
che ha invaso ogni attimo
di quel tempo

Ma il cibo
che contenta ancora la tua brama
riempie ma non sazia come serve
e non dona più brividi come quando
ogni minimo fruscio di foglia
ti rendeva goccia di tormento
o sole caldo e intenso che riscalda


tiziana mignosa
gennaio duemiladodici